Ilva Taranto: tumori e diossina ?

ILVA Taranto e diossina: prosegue la riduzione delle emissioni.
Diossina è un termine che di per sé evoca foschi ricordi: a seconda dell’età di ciascuno la mente può correre all’agente Orange nella guerra del Vietnem o all’incidente dell’Icmesa di Seveso, con le relative immagini di impatto sull’ambiente e sulle persone, di tumori e altre malattie mortali.

Più recentemente, non c’è manifestazione o movimento contro la costruzione di inceneritori per i rifiuti che non agiti lo spettro della diossina come vessillo per bloccarne la localizzazione. Questa premessa può essere utile per inquadrate il “problema diossina-tumori” nelle sue corrette proporzioni, specie con riferimento alla nota polemica sull’ILVA (che per molti fa rima con tumori e diossina).

Che sia dannosa – al di sopra dei livelli consentiti dalle norme – all’uomo e all’ecosistema non è in discussione, dannosa peraltro come migliaia di prodotti collaterali dell’attività economica che ci consente di mentenere un regime di vita e una struttura sociale in cui, non va dimenticato, nel giro di un secolo la vita media in Italia è di fatto raddoppiata. Parallelamente si è tuttavia sviluppata un’accresciuta – e benefica – sensibilità sociale sulle conseguenza negative dello sviluppo industriale che, a patto di non farne un feticcio, è utile per contribuire a ridurle al minimo.

Prendiamo un caso conclamato di abbinamento mentale quasi automatico: “diossina – Taranto – ILVA – tumori” e cerchiamo di analizzarne oggetivamente i contorni. Innanzituttio va detto che a fianco dell’impianto siderurgico sono presenti nell’area della città dei Due Mari altri fonti di emissione di diossina, dalla raffineria Eni alla Cementir, che proprio nelle scorse settimane ha annunciato interventi sugli impianti volti a ridurle nel giro dei prossimi tre anni.

A carico di Ilva, al di là della realtà dei fatti, va forse imputata una certa “ingenuità” nell’ottemperare alle richieste di dichiarazioni degli inquinanti fatta a suo tempo al registro INES (tra le pochissime aziende a farlo), che ha dato origine, proprio per la limitatezza dei dati a disposizione alla leggenda metropolitana di Ilva quale responsabile del 92% della dissina emessa in Italia,leggenda dura a morire ma che una corretta lettura dei dati riporta alle corrette proporzioni.

Inoltre nel frattempo (non dimentichiamo che il dato “incrinato” risale al 2006) l’impianto siderurgico tarantino ha mezzo in opera interventi molto significativi sulle emissioni, tanto che nel 2010 il Rapporto Ambiante, basato su dati certificati da terzi, ha mostrato una riduzione dell’emissione di diossina e di furani del 90%, grazie soprattutto all’installazione degli elettrofiltri ESP e MEEP. Un deciso passo in avanti verso il raggiungimento del limite degli 0,4 nanogrammi, il più basso d’Europa, indicato dell’azienda come obiettivo irrinunciabile per il prossimo triennio.         

Recentemente, poi, il colpo di scena: Secondo le ultime misurazioni, effettuate dall’Agenzia Regionale per la protezione ambientale in Puglia dal 12 al 14 dicembre scorsi, la diossina liberata in aria è inferiore a 0,1 nanogrammi/m3. Segno che forse la triade ILVA-diossina-tumori è diventata solo un luogo comune.